La vergogna

La vergogna

Possiamo distinguere due modi diversi di fare esperienza della vergogna: una forma più lieve, che chiamiamo imbarazzo, e una forma più profonda e pervasiva, che definiamo vergogna in senso pieno.

Imbarazzo

Nella psicoanalisi contemporanea, l'imbarazzo è legato a una piccola incrinatura nell'immagine sociale del Sé. La persona percepisce di essere vista dagli altri in modo non del tutto positivo, ma mantiene comunque un senso stabile e coerente della propria identità. Si tratta di un disagio temporaneo, un leggero disallineamento tra come ci si vede e come si pensa di essere visti.

In questa condizione, la persona è ancora in grado di riflettere sull'accaduto. Può pensare: "ho fatto una figuraccia", senza che questo metta in discussione il proprio valore personale. L'esperienza, pur spiacevole, resta comprensibile e mentalizzabile.

Dal punto di vista relazionale, l'imbarazzo non rompe il legame con l'altro. Anzi, spesso può essere condiviso e, in alcuni casi, persino trasformato in qualcosa di leggero o ironico. Ridere di sé, raccontare l'episodio a qualcuno, permette di reintegrare rapidamente l'esperienza e di ristabilire l'equilibrio.

Vergogna

La vergogna, invece, riguarda un livello molto più profondo dell'esperienza psichica. Non si tratta solo di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma di sentirsi sbagliati come persone. Qui il Sé non è semplicemente ferito, ma appare minacciato nella sua coesione.

Sotto lo sguardo dell'altro, la persona si sente esposta, nuda, inadeguata e indegna. Alcuni autori parlano di una vera e propria "nudità psichica". In questa condizione, diventa difficile pensare e dare senso a ciò che si prova: l'esperienza non è più mentalizzabile, ma viene subita passivamente.

La differenza può essere riassunta in modo semplice:

  • Imbarazzo: "ho fatto una brutta figura"
  • Vergogna: "sono sbagliato"

Mentre l'imbarazzo può essere condiviso, la vergogna tende a isolare. Chi prova vergogna spesso si ritira, evita di raccontarsi e cerca di nascondersi. L'altro non è più una presenza con cui stare, ma diventa una minaccia per l'integrità del proprio Sé.

Origine della vergogna

Nel modello psicoanalitico relazionale, la vergogna nasce all'interno delle prime relazioni, in particolare tra il bambino e gli adulti significativi. Il senso di sé del neonato si sviluppa proprio attraverso queste interazioni fondamentali.

Due processi sono centrali:

  • Il rispecchiamento: l'adulto riconosce e restituisce al bambino ciò che prova, dandogli un senso.
  • La sintonizzazione affettiva: l'adulto comprende e regola gli stati emotivi del bambino, aiutandolo a organizzarli.

Quando questi processi funzionano in modo sufficientemente buono, il bambino sviluppa un senso di esistenza stabile e si sente legittimato nei propri stati interni. In altre parole, impara che ciò che prova ha valore e può essere accolto.

Quando invece queste esperienze falliscono in modo ripetuto, si crea il terreno per la vergogna.

La costruzione della vergogna

La vergogna non nasce necessariamente da grandi traumi, ma spesso da una serie di micro-esperienze relazionali negative, come:

  • non essere visti o riconosciuti nei momenti di bisogno
  • essere ridicolizzati o minimizzati nelle proprie emozioni
  • essere esposti a sguardi intrusivi, critici o giudicanti

Queste interruzioni nel flusso relazionale disorganizzano un Sé ancora fragile e in formazione. Il bambino può provare una sorta di "proto-vergogna", che si manifesta anche a livello corporeo: abbassare lo sguardo, contrarsi, cercare di sparire.

Col tempo, queste esperienze si trasformano in modelli interni stabili. Lo sguardo giudicante dell'altro viene interiorizzato. A quel punto non è più necessario che qualcuno giudichi dall'esterno: la persona ha imparato a farlo da sola, dall'interno.

Strategie difensive

Per proteggersi dalla vergogna, possono svilupparsi diverse strategie difensive:

  • Ritiro e invisibilità: "se non mi vedono, non posso essere giudicato"
  • Compensazione narcisistica: costruzione di un'immagine grandiosa per coprire la vulnerabilità
  • Attacco all'altro: svalutare gli altri per non sentirsi inferiori
  • Iperadattamento: diventare ciò che l'altro si aspetta per evitare il giudizio

Queste strategie possono ridurre temporaneamente il dolore, ma spesso mantengono il problema nel tempo, perché impediscono un contatto autentico con sé stessi e con gli altri.

In sintesi, mentre l'imbarazzo è un'esperienza passeggera che non compromette il senso di sé, la vergogna coinvolge in modo profondo l'identità della persona e nasce, nella maggior parte dei casi, da relazioni precoci segnate da mancanza di riconoscimento e sintonizzazione.


Dr.ssa Gabriella Bertuletti
Psicologa Psicoterapeuta a Bergamo

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